La poesia che si fa sentire Intervista a Piera Mattei

di Silvia Ros

Può raccontarci brevemente la storia di Gattomerlino e delle sue collane dedicate alla poesia? Quali sono, a Suo giudizio, le peculiarità che la caratterizzano?

Comincerei come nelle favole, sì. C’era una volta un gatto, il mio amatissimo Merlino, che era vissuto con me per diciotto anni, sempre occupato tra quaderni e libri. Nel dicembre del 2010 lui ci lasciava mentre nasceva la casa editrice che volli perciò chiamare Gattomerlino. Il libro con il quale la inauguravo era una breve antologia di poesie di Emily Dickinson Una briciola una damigiana, ancora presente in catalogo e ancora richiesta. Il progetto era quello di pubblicare volumi di piccole dimensioni, rigorosamente selezionati, che avrebbero riguardato la poesia e la scienza. Venivo da una lunga esperienza di giornalismo culturale, in particolare da una lunga partecipazione alla pagina libri di «Paese sera», poi da una stretta collaborazione alla rivista di poesia “pagine” per la quale mi occupavo soprattutto nel settore della poesia straniera. Ma nel fondare la casa editrice non ero sola, c’era con me Antonio Bianconi, un biofisico noto a livello internazionale, mio compagno di vita. Durante i nostri viaggi e nei nostri lunghi soggiorni per motivi di studio in varie parti del mondo io avevo sempre cercato il rapporto con l’ambiente della poesia e ora, con la fondazione di una mia casa editrice, potevo tornare a rivolgermi a quegli autori che avevo trovato interessanti e proporre loro, in piena libertà, una traduzione italiana e una pubblicazione. Per questo, dopo Dickinson, pubblicammo alcuni autrici e autori estoni e continuai con poeti delle due Americhe, un poeta lettone, e i russi della fondazione Brodsky. Vorrei aggiungere qui che per chi volesse vedere il viso e ascoltare la voce delle poete estoni Maarja Kangro e Doris Kareva, di Maria Sozzani Brodsky, presidente della fondazione Brodsky e di molti altri poeti e prosatori delle edizioni, è possibile incontrarli nella registrazione dell’incontro che abbiamo fatto il 3 dicembre scorso con Gattomerlino YouTube, quiQuindi cominciammo nel 2010 con due collane, la blu, di poesia straniera in traduzione, e la verde, piccoli volumi su specifiche tematiche scientifiche e biografie di scienziati. Solo più tardi, nel settembre 2013, decisi che dovevo anche aprire una collana di poesia italiana contemporanea. La inauguravo, per quanto possa sembrare strano, con un romeno che avevo conosciuto perché, come pittore edile, era venuto a farci qualche lavoretto in casa e poi ci lasciava poesie scritte, anche su carta da parati, in un italiano da emigrato che non usa il vocabolario, che trovai, per quanto scorretto, molto poetico ed efficace. Cosa ha di peculiare la mia casa editrice? Questo non posso dirlo io ma chi sceglie di rivolgersi a noi. Ascolto con assoluta preferenza non chi intende pubblicare rapidamente l’ennesimo libro, ma voci nuove, appunto, non soltanto anagraficamente nuove, però.

Potrebbe enunciare i criteri di scelta a cui vi attenete per le pubblicazioni di poesia italiana o in lingua italiana della collana “Quaderni di pagine nuove”? C’è uno stile che è prediletto più di altri? Si può parlare di una linea editoriale che caratterizza Gattomerlino in ambito poetico e se sì, può definirla?

Ricevo centinaia di proposte all’anno, le “apro” tutte, non mi sottraggo. Nella collana di poesia italiana o in lingua italiana ne pubblico tre o quattro all’anno. Come le seleziono? Leggendo, ascoltando. Talvolta chi invia snellisce involontariamente il mio compito. Ieri, per esempio, mi arriva una raccolta dal titolo Non ti scordar di me. Ecco, come mai mi succede, non ho neppure aperto il file. Me ne restano sensi di colpa. E se poi era solo una provocazione? Mi sono chiesta. Ma come faccio invece a sentire dove c’è poesia? Emily Dickinson scriveva: “Se leggo un libro che mi geli tutta così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia. Se mi sento, fisicamente, come se mi tagliassero la testa, so che è poesia. Questi sono gli unici modi che ho di conoscerla… Ce ne sono altri?” Ecco, con espressioni forse meno forti direi la stessa cosa. Non ci sono regole, ma la poesia, con effetti più o meno evidenti, si fa sentire.

Gattomerlino dedica molta attenzione anche alle e ai poeti stranieri contemporanei: quali sono le ragioni di questa scelta? Esistono delle macro-tendenze stilistiche e di contenuto che attraversano la poesia contemporanea oltre i confini italici?

A questa domanda penso di aver già in parte risposto nella prima parte di questa intervista. Ma la più profonda ragione per la quale mi dedico alla poesia straniera è che amo la traduzione. Amo quell’avventura che inizia con avere tra le mani un libro che attraverso un’altra lingua raggiunge la tua sensibilità. Dopo quel primo impatto la traduzione vera e propria passa attraverso un più lungo e lento processo, e non mi accontenta veramente mai. Poi amo la poesia di altri paesi perché ho più possibilità di scelta, mi sento più libera. Infine, è vero, in molta poesia europea e americana c’è meno avanguardia da un lato e dall’altro meno effusivo lirismo, che sono due modalità della poesia che non corrispondono alle mie scelte.

Quali sono i titoli più venduti e le/gli autrici/autori più amati del vostro catalogo di poesia? Ha qualche aneddoto da raccontarci in merito a qualche titolo, a cui Lei è particolarmente legata?

Teniamo anzitutto presente che moltissimi, tutti quasi, scrivono “poesia”, ma pochi acquistano o leggono la poesia di altri loro contemporanei. Però lo scorso anno Bestiario Metamorfosi di Paola Silvia Dolci e Antimonio di Flavia Cidonio hanno avuto richieste da varie parti d’Italia e questo mi fa piacere, perché così si esce dagli ambiti locali. Poi Notifiche d’inesistenza di Alessandro Romanello è stato tra i selezionati del Premio Pagliarani 2020. Dickinson come, già dicevo, è sempre richiesta negli anni, Maria Stephanova e Doris Kareva sono autrici molto amate. Quanto alle mie preferenze, dato che questi libri e questi autori li scelgo accuratamente, sono molto legata quasi a tutti, tranne pochissime eccezioni, delle quali non fa conto parlare. Amo molto tra gli altri i libri di due autori nordamericani L’abitino blu di Reginald Gibbons che comprende il poemetto omonimo, e Figlia d’Adamo di Debora Greger.

Quali sono a Suo dire i cambiamenti che stanno interessando il mondo dell’editoria in questo difficile frangente, con l’emergenza sanitaria in corso, i periodi di confinamento che si susseguono, il congelamento di molte attività, l’incipiente crisi economica? Quali sono le difficoltà, i possibili scenari futuri, i punti di fuga e le eventuali aperture? Quali strategie di sopravvivenza sono ipotizzabili per questo settore, secondo Lei?

Quanto alla crisi presente, abbiamo dovuto notare l’allungamento dei tempi da parte della tipografia, ma i libri sono usciti ugualmente. Del resto col nostro prezioso tecnico e impaginatore, Paolo Alberti, che vive in un piccolo centro della Ciociaria, il lavoro lo effettuavamo già prima a distanza, incontrandoci di persona solo due o tre volte a trimestre. Quindi, su quel fronte, niente è veramente cambiato. Pesante invece è stato l’annullamento dell’appuntamento annuale a Più libri più liberi, l’impossibilità di viaggiare per raggiungere altre fiere, molte delle quali sono state spostate nella modalità virtuale.

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Noi abbiamo un canale Gattomerlino YouTube. Appena siamo stati costretti alla clausura vi ho postato, con cadenza regolare, dei filmati quasi tutti sul tema della poesia. In particolare, in corrispondenza del Dantedì, una serie di cinque brevi filmati sulla Vita nuova di Dante, perché l’anno prossimo saranno settecento anni dalla sua morte. E lui è la poesia! Poi facciamo presentazioni e incontri sulla piattaforma Zoom, come quello per la celebrazione “10 Anni 100 Titoli “del 3 dicembre scorso al quale abbiamo già fatto riferimento. Riflettevo, in proposito, che mai avrei potuto presentare ai miei lettori, nella stessa manifestazione, due poete da due diverse località dell’Estonia, uno scrittore russo dall’Inghilterra, l’altro da Mosca, un autore dalla Romania e inoltre gli altri da Milano, Foggia, Cremona, Genova… Aspettando certo di tornare a vederci di persona.

Che consigli darebbe a un/a autore/autrice che volesse pubblicare un proprio libro di poesia?

Un consiglio che darei è quello che prima di dire a se stessi “ho scritto della poesia”, l’autore sia convinto di essere in grado di scrivere anche della buona prosa. Che la “poesia” non sia una scappatoia dal lavoro e dalla fatica di scrivere. Consiglio di ascoltare il suono e il pensiero sotteso alla propria scrittura. Ogni buona casa editrice sarà felice di pubblicare una scrittura vera, originale. Io quando la incontro ne sono felice e non me la lascio sfuggire.

Piera Mattei, laurea in filosofia, studi e realizzazioni nel campo del teatro e del cinema, ha lungamente collaborato alle pagine culturali di testate nazionali e a riviste culturali. Ha pubblicato raccolte di poesie e di racconti, libri per l’infanzia, testi di critica letteraria. Ha firmato molte traduzioni di prosa e di poesia di autori contemporanei d’Europa e d’America e di classici degli ultimi secoli. Nel 2010 ha fondato le edizioni Gattomerlino delle quali è la responsabile editoriale, firmando, anche all’interno della sua casa editrice, introduzioni, traduzioni, curatele. Come poeta e narratrice è presente in numerose antologie e ha traduzioni e pubblicazioni in inglese, francese, spagnolo, russo, turco, estone.

Intervista pubblicata da Poesia del nostro tempo nella rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” a cura di  Silvia Ros il 22/12/2020